Israele/TPO: condanna degli attacchi, denuncia dell'embargo
"Dobbiamo porre fine a questo rabbioso ciclo insanguinato: non più uccisioni a Gerusalemme, non più uccisioni di palestinesi a Gaza, basta con le uccisioni ovunque" - afferma Gush Shalom il “blocco di pace” israeliano fondato e diretto dall’ex-parlamentare Ury Avnery. In un appello riportato dall'agenzia Misna, Gush Shalom chiede con forza "porre fine a questo rabbioso ciclo insanguinato. Non più uccisioni a Gerusalemme, non più uccisioni di palestinesi a Gaza, basta con le uccisioni ovunque. Il ciclo di vendetta su vendetta e odio su odio continua a svilupparsi ed esige nuove vittime ogni giorno. Questo ciclo deve essere spezzato. Un cessate-il-fuoco totale deve essere raggiunto, incluso qualsiasi attacco di israeliani a palestinesi e di palestinesi a israeliani, incluse tutte le forze e tutte le organizzazioni in ogni area e località, creando un’atmosfera migliore per l’avvio di negoziati seri”. Ieri il Consiglio dei diritti umani dell'Onu ha approvato una risoluzione che condanna gli attacchi israeliani nei Territori palestinesi occupati (Tpo) e in particolare nella Striscia di Gaza. Approvata con 33 voti a favore, 13 astensioni e il voto contrario del Canada la risoluzione ha visto l'astensione di sette paesi dell'Unione Europea (UE) che siedono nel Consiglio, Italia inclusa, in quanto a loro avviso la risoluzione non è equilibrata, mentre Israele e gli Stati Uniti non partecipano ai lavori del Consiglio. La risoluzione condannare gli attacchi missilistici di Israele nella Striscia di Gaza in quanto "crimini di guerra" e "punizione collettiva contro la popolazione palestinese", ma chiede anche “la fine immediata di tutti gli attacchi militari nei Territori palestinesi occupati e dei lanci di razzi da parte dei combattenti palestinesi". Sono più di mille i palestinesi uccisi in meno di un anno, incluse le 125 vittime delle incursioni israeliane a Gaza nei giorni scorsi. Amnesty International nei giorni scorsi aveva condannato "tutti gli attacchi contro i civili": "Gli attacchi illegali di una parte non possono costituire una giustificazione per le violazioni commesse dalla parte avversa. Le operazioni militari israeliane dell’ultima settimana mostrano un livello di sproporzione e sconsideratezza che ha spesso caratterizzato gli attacchi di Israele nei Territori palestinesi occupati negli ultimi anni" - afferma Amnesty. Intanto un rapporto di alcune Ong internazionali denuncia che nella Striscia di Gaza "l'embargo economico è una sorta di punizione collettiva e sta causando una situazione umanitaria gravissima". Il rapporto "Striscia di Gaza: un’implosione umanitaria", redatto su dati Onu da Amnesty International, Care, Cafod, Christian Aid, Oxfam e Save the Children, afferma che "il blocco econonomico israeliano della Striscia di Gaza è inaccettabile, illegale e non è in grado di garantire sicurezza nè ai palestinesi e nemmeno agli israeliani". Il documento, inoltre, invita i governi dell'Ue ad atti concreti e a fare "maggiori pressioni su Israele per consentire l’apertura delle frontiere con la Striscia e porre fine al suo isolamento" abbandonando una volta e per tutte "la politica di non-impegno e avviando negoziati con tutte le parti in causa, incluso Hamas" e chiede al governo israeliano e ai gruppi armati palestinesi di "porre immediatemente fine agli attacchi contro le popolazioni civili". Il blocco imposto da Israele dal giugno scorso ha reso l’80% delle famiglie palestinesi totalmente dipendenti dagli aiuti umanitari e la situazione rende inevitabile il "collasso economico della Striscia". L'introduzione del rapporto critica come "fallace" l’affermazione israeliana che Israele non è più tenuta a rispettare le norme tipiche delle occupazioni militari perchè si è ritirata dalla Striscia nel 2005. "In realtà, Israele ha l’effettivo controllo della Striscia in virtù del controllo totale che esercita sui confini di terra, sullo spazio aereo, sulle acque territoriali e sul movimento di persone e merci - afferma il rapporto. Le autorità israeliane sono quindi obbligate dal diritto umanitario internazionale e dalle leggi sui diritti umani ad assicurare il benessere della popolazione palestinese del Territorio occupato". [GB] |



