Kosovo: è indipendenza, commenti e attività delle Ong
Ieri, domenica 17 febbraio il Parlamento kosovaro di Pristina su proposta del premier, Hashim Thaci, ha votato in modo voto unanime la dichiarazione del Kosovo come "Stato indipendente e sovrano". "Noi, capi del nostro popolo, democraticamente eletti, attraverso questa assemblea proclamiamo il Kosovo stato libero e indipendente" - è stata la formula. Nella dichiarazione di indipendenza si parla di una repubblica “democratica, laica e multietnica”, si prefigura la prossima approvazione di una costituzione che includa i principi delineati dal piano Ahtisaari e si invita espressamente la presenza di una missione europea di supervisione, la “Eulex” approvata il giorno prima da Bruxelles. Da ieri il Kosovo ha anche un nuovo stemma e una nuova bandiera: una mappa del Kosovo in giallo, in campo azzurro, sormontata da sei stelle bianche. "Bosnia Erzegovina ha seguito con preoccupazione ma in un'atmosfera di sostanziale calma la proclamazione di indipendenza del Kosovo e gli eventi che ne sono seguiti a Pristina, Mitrovica e Belgrado" - riporta Osservatorio sui Balcani che dedica all'evento un dossier. Nelle loro prime dichiarazioni, i politici serbo bosniaci si sono mostrati più orientati ad utilizzare la questione kosovara per rafforzare la posizione della Republika Srpska all'interno del Paese che per spingersi al di fuori della cornice di Dayton. La Bosnia Erzegovina sembra dunque avviata a restare saldamente all'interno del quadro di stabile instabilità definito dagli accordi di pace firmati 13 anni or sono. "Almeno per ora. Il botto innescato ieri a Pristina, infatti, non è ancora stato del tutto metabolizzato. Molto dipenderà dall'evoluzione degli avvenimenti nei prossimi giorni, e in particolare dalla posizione che assumeranno le cancellerie europee e internazionali. Se il risultato del 17 febbraio di Pristina dovesse essere comunicato come l'acquiescenza delle principali democrazie alla politica della costituzione di Stati su base nazionale, significherebbe che davvero il processo di disgregazione della Jugoslavia, come ritengono alcuni osservatori, non è ancora terminato. La delicata architettura istituzionale bosniaca sarebbe in questo caso la prima candidata nella regione a subire possibili contraccolpi". I volontari dell'Operazione Colomba, presenti in Kosovo dal ’98 e negli ultimi anni impegnati, con il Tavolo Trentino con il Kossovo per la ricostruzione dei rapporti interetnici nell’area di Peja/Pec, "sono a fianco di quelle comunità che vivono questo momento con particolare apprensione" - riporta un comunicato dell'associazione. "Coerenti con il cammino fatto in questi anni con le diverse comunità del Kossovo, pensiamo sia molto importante essere presenti in questo delicato momento, sperando che si aprirà una fase in cui tutte le comunità del Kossovo saranno realmente rispettate" - afferma l'associazione. L’impegno dell’Operazione Colomba è quello di difendere in maniera nonviolenta le comunità minacciate e favorire il dialogo tra le diverse parti in conflitto- "L'idea di stabilire questa presenza nonviolenta nasce dalle richieste dei nostri amici kossovari appartenenti alle diverse etnie. Stare al loro fianco è un tributo alla speranza e un contributo concreto affinché siano scongiurati eventuali episodi di violenza, come accaduto in passato". Anche il Tavolo Trentino con il Kossovo ha rilasciato una dichiarazione nella quale ribadisce, tra l'altro l'impegno per una "coesistenza pacifica tra le diverse comunità che vivono sul territorio". [GB] |



