Tavola della pace: per un governo di pace sostegno a Prodi
E proprio su Vicenza - alla cui manifestazione la Tavola della Pace ha partecipato con un proprio documento nel quale sollecitava il Governo Prodi ad "un dibattito aperto senza pregiudizi e ideologismi" - il comunicato a termine del Comitato Direttivo evidenzia che "non c'è nessuna relazione tra la manifestazione di Vicenza e il voto del Senato". "Rivendichiamo il diritto democratico di contestare un provvedimento che non condividiamo. La partecipazione dei cittadini è il sale della democrazia non il suo nemico. La partecipazione, nella distinzione dei ruoli, rafforza la politica e le istituzioni democratiche" - nota la Tavola della Pace. Ribadendo di essere "soggetto autonomo e indipendente da qualsiasi schieramento, forza politica e sua componente". la Tavola della Pace sottolinea che il proprio giudizio sul governo "è sempre stato sulle scelte e sui fatti concreti, sulle decisioni e sulle omissioni". "Per questo il giudizio sui primi mesi del governo Prodi è articolato. Sin nella fase di definizione del programma elettorale delle due coalizioni abbiamo cercato, ricevendo scarsa attenzione, di costruire un dialogo e un confronto sul merito. Consapevoli delle diverse posizioni presenti nella coalizione di governo che si è andata formando abbiamo sempre cercato di dare un contributo costruttivo e propositivo invocando l'etica della responsabilità e il necessario realismo politico. Ci siamo fatti carico delle sfide aperte, della loro complessità e delicatezza: dal Libano (Manifestazione nazionale ad Assisi il 26 agosto) all'Afghanistan (abbiamo proposto di esserci di più e non di meno, smettendola con la guerra e impegnandoci davvero a fare pace), dall'Iraq (abbiamo proposto di ritirare l'esercito ma di non abbandonare gli iracheni) al Medio Oriente (Manifestazione nazionale a Milano il 18 novembre)". La Tavola della Pace chiede quindi "un governo autorevole, deciso a proseguire con ancora maggiore determinazione nella costruzione di una politica di pace e dei diritti umani. Chiediamo il rispetto del voto degli elettori e del programma che hanno sostenuto. Non è in gioco solo il governo del nostro paese ma anche il destino di molta gente che confida in un nuovo ruolo internazionale dell'Italia. Ci sono grandi problemi che esigono attenzione e risposte urgenti. Ci sono preoccupazioni e proposte che devono necessariamente trovare una sintesi politica in Parlamento". Secondo la Tavola della Pace "la politica estera dell'Italia sta cambiando". "Come ha evidenziato la relazione del Ministro degli Esteri e il dibattito del Senato, l'Italia ha imboccato una strada nuova: in Iraq, in Libano, in Somalia, in Europa, in Israele e Palestina, nelle Nazioni Unite, contribuendo, più in generale, al superamento dell'unilateralismo e della logica della guerra". La Tavola chiede infine al governo di "proseguire lungo questa strada affrontando con pazienza e coraggio tutte le questioni aperte, anche le più delicate e spinose come per esempio, quella dell'Afghanistan e di Vicenza". "Il governo deve cercare di ricomporre le differenze per raggiungere gli obiettivi comuni. C'è da accrescere l'impegno dell'Italia nella lotta alla povertà, nel disarmo, nella promozione dei diritti umani e della giustizia, per la pace in Medio Oriente, per la cooperazione internazionale, per il rilancio e la democratizzazione dell'Onu. Lungo questa strada il governo, se saprà ascoltare, troverà milioni di cittadini e centinaia di organizzazioni della società civile e di enti locali pronti a collaborare, in autonomia e spirito critico, con progetti e proposte concrete" - conclude la nota della Tavola della Pace. Promotrice della marcia Perugia-Assisi e dell'Onu dei Popoli, la Tavola della Pace annovera numerose associazioni realtà della società civile italiana tra cui Agesci, Acli, Auser, Fociv, Libera, Un ponte per, Legambiente, Cgil, Cisl e Uil, Arci, Cnca, Francescani del Sacro Convento di Assisi, Beati costruttori di pace e tante altre. [GB] |



