Greenpeace: strategia globale per il sistema energetico mondiale
"Sarà necessario investire in misure di efficienza nei diversi settori dell'edilizia, dell'industria e dei trasporti per consentire lo sviluppo delle rinnovabili e per abbandonare fonti pericolose come nucleare e carbone" - nota Greenpeace. Entro il 2050 circa il 75% dell'elettricità potrebbe essere prodotta da fonti rinnovabili (idroelettrico, eolico e solare), mentre nel settore della fornitura di calore il contributo delle rinnovabili (biomasse, collettori solari e geotermico) potrebbe crescere fino al 65 per cento. In questo modo sarà possibile contenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2 gradi centigradi, scongiurando le conseguenze catastrofiche irreversibili del cambiamento climatico. "Le rinnovabili sono pronte a diventare la spina dorsale dell'economia mondiale non solo nei Paesi OCSE, ma anche in Paesi in via di sviluppo come Cina, India e Brasile" - segnala Greenpeace. Dall'inchiesta condotta nel 2006 dall'Agenzia Internazionale dell'Energia (Aie), che dispensa consiglia ai governi, emerge che il petrolio, il carbone e i gas naturali continueranno invece a dominare la domanda energetica mondiale nei decenni a venire. Lo studio di Erec e Greenpeace fa osservazioni completamente diverse rispetto all'Aie, che prevede un'impennata del prezzo del greggio a 100 dollari il barile entro il 2050, consigliando di puntare sul rendimento energetico e sulle energie pulite. L'Aie prevede che il prezzo del petrolio, ora fermi a circa 55 dollari al barile, scenderà per poi balzare nuovamente a 55 dollari entro il 2030. "I giorni del 'gas e del petrolio a basso costo' sono finiti" - si legge nell'inchiesta di Erec e Greenpeace. Le società che rappresentano le organizzazioni europee del gruppo Erec producono tutti gli strumenti necessari per sviluppare energie rinnovabili, dai pannelli solari alle pale eoliche. Secondo lo studio la domanda complessiva di energia scenderà del 6% entro il 2050, in gran parte dovuto al migliore rendimento energetico e nonostante la crescita della popolazione mondiale. Completamente opposta la previsione dell'Aie, secondo cui la domanda mondiale di energia crescerà di oltre il 50% entro il 2030. "La rivoluzione energetica, oltre a salvare il clima del nostro pianeta, sarà determinante anche sul piano occupazionale: si prevede che solo dall'eolico arriveranno 2 milioni di nuovi posti di lavoro" - nota Greenpeace. "Energy Revolution" è il messaggio che il mese scorso gli attivisti hanno lanciato dalla centrale di Porto Tolle dell'Enel, dopo averne scalato la ciminiera alta 250 metri e aver dipinto sulle pareti la scritta "No Carbone". "Il nostro governo invece di ritornare al carbone dovrebbe esprimersi a favore di obiettivi vincolanti per le rinnovabili al 2020 e potenziare le misure in materia di efficienza energetica" - conclude Greenpeace. [GB] |



