Onu: Ban si corregge, la pena di morte va abolita
Interpellato nel suo primo giorno di mandato sull’opportunità dell’esecuzione a morte di Saddam Hussein, Ban Ki Moon - ex ministro degli Esteri della Corea del Sud in cui è in vigore la pena capitale - si era limitato ad affermare che "Saddam è stato responsabile di orrendi delitti e d'indicibili atrocità contro il suo popolo, non dovremmo mai dimenticare l'estensione dei suoi crimini". Aveva quindi aggiunto che “la decisione sulla questione della pena capitale spetta a ogni singolo stato membro” in conformità al diritto nazionale. Una mancata presa di posizione che deviava dalla posizione nettamente contraria alla pena di morte del suo predecessore Kofi Annan. "Come Segretario generale sono contro l'impunità - aveva detto Ban Ki Moon - ma spero anche che la comunità internazionale ponga il dovuto omaggio a tutti gli aspetti della legge umanitaria. Farò del mio meglio per rafforzare la legalità". Affermazioni che hanno subito destato la protesta di Amnesty International Francia che ha ricordato come "il divieto di questa pena e il diritto alla vita siano previsti dalla Dichiarazione universale dei diritti umani approvata dalla stessa Organizzazione". I quotidiani mondiali tra cui il Times avevano subito colto la 'gaffe' del neo Segretario generale delle Nazioni Unite rispetto all'impiccagione di Saddam Hussein. Martedì Ban non ha voluto rispondere con un sì o con un no alla domanda di un giornalista che gli ha chiesto se l'impiccagione dell'ex dittatore iracheno, avvenuta sabato scorso, fosse stata una opportuna. Si era limitato a ricordare che l'ex rais ha commesso «crimini odiosi e atrocità innominabili contro il popolo iracheno» e ha invitato «a non dimenticare le sue vittime». Nella convinzione che la questione della pena di morte sia competenza degli Stati membri, il Segretario generale aveva poi auspicato che essi rispettino «tutti gli aspetti del diritto internazionale». [GB] |



