Messico: presidenziali, tribunale respinge i ricorsi della sinistra
Il 6 luglio, dopo uno scrutinio troppo lungo e ‘sospetto’ secondo il Partido de la revolución democrática (Prd), che aveva visto in un primo tempo un vantaggio della sinistra, la commissione elettorale aveva dichiarato vincitore Calderon, leader del PAN (Partido de Acción Nacional), con uno scarto del 0,57. Il Prd aveva allora gridato alla frode, denunciando la scomparsa di 3 milioni di voti e invocando il riconteggio. Mentre Fox si schierava apertamente con Calderon, tra polemiche infuocate – riporta Lettera 22. Secondo i giudici non c’è la frode ma solo qualche ‘irregolarità’ che tuttavia non altera il risultato. Il giudizio espresso ieri dal tribunale è inappellabile, e il nuovo presidente dovrebbe essere proclamato ufficialmente il prossimo 6 settembre. Il Pan, che ha già conquistato il parlamento (ottenendo per la prima volta la maggioranza relativa in entrambe le camere), festeggia. “Anche Washington tira un sospiro di sollievo: la politica neoliberista del Pan, che segue i dettami di Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, fa comodo in un Sud America che va sempre più a sinistra” – commenta Lettera 22. “La decisione del Tribunale elettorale rompe l’ordine costituzionale e nei fatti apre la strada a un usurpatore che pretende di occupare la presidenza con un colpo di Stato”: ha commenato il candidato della sinistra Andrés Manuel López Obrador. L’ex-sindaco di Città del Messico, rivolgendosi a una folla di sostenitori radunati nella piazza dello Zócalo nella capitale, ha promesso che continuerà la sua “resistenza” e ha convocato per il prossimo 16 settembre una “Convenzione nazionale democratica” che sarà chiamata a decidere “se accettare il verdetto del tribunale o non riconoscere Felipe Calderón presidente, così come il suo intero governo ‘de facto’, fino a quando durerà l’usurpazione”. [GB] |



