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sabato, 22 novembre, 2008

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Not in our name, a Ginevra il 27-28 luglio

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La conclusione del Doha Round, la definizione degli accordi Epas (Economic Partnership Agreements) con i Paesi Acp (Africa-Caraibi e Pacifico), veri e propri accordi di libero commercio, e gli impatti dell'accordo Gats in materia di liberalizzazione dei servizi essenziali, sono tre ambiti sui quali vorremmo costruire mobilitazione e fare pressione politica sulle istituzioni.

Il primo appuntamento per mobilitarci è quello della conclusione del Doha Round, un ciclo di negoziati per la liberalizzazione commerciale iniziati nel 2001 e condotti in sede Wto, che contribuiranno a peggiorare le già disastrose condizioni economiche e sociali della maggioranza dei Paesi del Sud, nonché a promuovere un modello di sviluppo socialmente ed ecologicamente insostenibile. Sono questi mesi cruciali per la chiusura Round negoziale, che non a caso si realizza nei mesi estivi quando l'attenzione della società civile è più bassa. È per questo importante mantenere alta l'attenzione e far sentire la nostra voce, rivendicando il diritto dei Paesi del Sud a scegliere lo sviluppo che vogliono e non a vederselo imposto.

A fine luglio i Paesi membri della Wto si incontreranno al General Council di Ginevra per concludere il Doha Round. Per questo Fair, in collaborazione con Tradewatch, sta promuovendo un viaggio organizzato da Mani Tese in Svizzera per il 26 e 27 luglio prossimi con pulmini organizzati. E' un'opportunità di poter partecipare alle mobilitazioni internazionali sulla Wto, un altro modo per contribuire, in maniera equa e solidale, ad un commercio più sostenibile.

NON IN NOSTRO NOME!

A Ginevra nelle prossime settimane si deciderà il futuro delle relazioni commerciali tra i Paesi membri dell'Organizzazione mondiale del commercio (Omc/Wto). Ancora una volta, il commercio, anziché strumento di una più generale politica di sviluppo orientata ai principi dell'equità, della sostenibilità e della giustizia, accentuerà gli squilibri tra Nord e Sud, e costringerà quest'ultimo ad un ruolo marginale nel sistema economico internazionale, impedendogli un autonomo percorso di sviluppo. È arrivato il momento di mobilitarci per impedire che il Doha
round si concluda con una sconfitta a tutto campo per gli interessi dei Paesi e delle popolazioni del Sud. Per questo vi proponiamo di andare insieme a Ginevra, sede della Wto, a fine luglio per far sentire la nostra voce.

Nonostante si sia a ridosso dell'estate, nelle sale ginevrine dell'Organizzazione mondiale del commercio (Omc/Wto) si lavora a pieno ritmo per riuscire a chiudere la partita commerciale del Doha Round entro luglio. Dietro ai tecnicismi degli argomenti trattati, si sta ipotecando lo sviluppo della maggior parte dei Paesi del Sud e promuovendo un processo di mercificazione dei beni comuni coinvolge paesi del nord e del sud del mondo.

Nata nel 1995, la Omc è uno dei pilastri multilaterali di questa globalizzazione neoliberista. Il suo obiettivo dichiarato è quello di, attraverso l'aumento del commercio internazionale, garantire crescita economica, benessere, impiego e sviluppo sostenibile. La realtà è però un'altra: dietro alla retorica dello sviluppo attraverso il commercio, i “grandi” del commercio internazionale, tra cui Usa e Ue, mirano a consolidare il sistema di relazioni neocoloniali tra Nord e Sud del mondo, obbligando questi ultimi alla produzione di materie prime il cui prezzo a livello internazionale è in costante calo, alla privatizzazione dei servizi, alla svendita delle risorse naturali e ad una corsa verso il fondo in materia di diritti. Per questo ci opponiamo alle politiche della Wto, sia assieme a Tradewatch che nelle reti internazionali come SeattletoBrussels che Our World Is Not For Sale, e per questo lavoriamo, anche quotidianamente per un commercio più equo e sostenibile.

Il “Round per lo sviluppo di Doha”, lanciato in Qatar nel 2001, doveva rispondere alle esigenze dei Paesi in via di sviluppo e di quelli meno sviluppati, riequilibrando un sistema commerciale fortemente sbilanciato verso gli interessi dei Paesi del Nord. Così non è stato. Addirittura si è andati oltre, negoziando accordi che accentuano tali squilibri, consolidando un sistema di dominio che ha con il commercio una delle sue molteplici modalità di esercizio. L'unione Europea in tutto questo ha grandi responsabilità. La sua agenda commerciale è quella delle multinazionali, i suoi interessi non sono diversi da quelli degli Stati Uniti, o del Giappone o del Canada. Per questo varie organizzazioni della Società civile europee, tra cui il coordinamento italiano Tradewatch, poche settimane fa hanno inviato una lettera a Peter Mandelson, commissario al commercio della Ue, affermando che le politiche commerciali della Ue non sono quelle che vogliono la maggioranza dei cittadini dell'Unione. Il Doha round, così come definito, va contro gli interessi della maggioranza della popolazione mondiale, nel Sud come nel Nord del mondo, è per questo non deve essere concluso.

Per questo abbiamo deciso di mobilitarci sul prossimo General Council di Ginevra, per chiarire loro, così come dalla pagine del Financial Times dove il nostro appello è stato pubblicato, che tutto ciò che stanno facendo in deroga ai diritti e alla giustizia sociale, non possono farlo a nostro nome.
Le mobilitazioni di Ginevra avverranno in concomitanza del Consiglio Generale della Wto, il 27 e 28 luglio 2006. Fair, in collaborazione con Tradewatch, sta promuovendo alcuni pulmini organizzati da Mani Tese per andare a Ginevra. La partenza è prevista per il 26 e rientro il giorno seguente. È importante confermare la propria disponibilità il prima possibile per poter trovare una sistemazione economica e ben collocata.
Per informazioni:
Roberto Sensi 3280687154
rsensi@crbm.org


 
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