America Latina: Giornata dell'Indio, sfratto dei Guaraní
L'ordine di sfratto, con esecuzione entro trenta giorni, è arrivato una settimana dopo che i Guaraní, pensando di essere attaccati, avevano ucciso due poliziotti penetrati nella comunità in abiti civili e su un'auto comune. Molti dei leader Guaraní sono stati uccisi da sicari e la comunità di Paso Piraju è stata recentemente minacciata dal figlio di un allevatore locale. "Se sarà necessario, combatteremo fino alla morte affinché la nostra comunità possa rimanere nel territorio. Se la polizia cercherà di cacciarci, su questa terra scorrerà molto sangue" - ha dichiarato la scorsa settimana Abaeté de Assis da Paso Piraju. Tra il 1940 e il 1960, migliaia di Guaraní sono stati sfrattati dalla loro terra e relegati in "riserve" allargate. Il sovraffollamento ha portato molti giovani a togliersi la vita e negli ultimi due anni decine di bambini sono morti di malnutrizione. Questa settimana a Brasilia sono attesi migliaia di Indiani provenienti da tutto il Brasile. Si riuniranno per protestare contro il governo. I leader indiani criticano aspramente la politica indigena del governo Lula, che proprio nei giorni scorsi hanno definito "retrograda". Oggi, il direttore di Survival International, Stephen Corry ha dichiarato: "Il governo Lula ha dimostrato di sapere agire in modo corretto verso gli indigeni, quando vuole. Un anno fa, il presidente Lula aveva finalmente riconosciuto il territorio di Raposa Serra do Sol, dove gli Indiani hanno subito secoli di violenza e opposizione. Ma, nel caso dei Guaraní, sembra mancare completamente la volontà di affrontare la situazione. E questa inerzia cronica sta costando la vita di centinaia di Indiani". “Per il nostro governo il Giorno dell’Indio è ogni giorno” - ha detto il presidente Luiz Ignácio Lula da Silva inaugurando poche ore fa il progetto “Luce per tutti” nella riserva nativa Guarita a Porto Alegre: ne beneficeranno 7.500 persone delle etnie Kaingang e Guarani che potranno aumentare la produzione di miglio, frutta e verdura e finalmente acquistare frigoriferi per conservare i latticini e i loro derivati. Ma le questioni irrisolte dei popoli indigeni, brasiliani e latinoamericani, sono ancora molte: la storica discriminazione sociale e il mancato riconoscimento dei diritti civili, la devastazione delle loro terre ancestrali invase dalle industrie agricole, lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali che ne fanno il bersaglio di latifondisti e commercianti di legname e pietre preziose, la mancanza di accesso all’istruzione e all’assistenza sanitaria sono temi ancora in larga parte irrisolti. Intanto, con una tesi sull’idioma nativo Ofayé, parlato da sole undici persone dell’omonima etnia del Mato Grosso do Sul, Maria das Dores de Oliveira è diventata oggi la prima donna indigena laureata del Brasile: 42 anni, appartenente alla comunità autoctona Pankararu del Pernambuco, è stata licenziata “dottoressa in linguistica” dall’Università Federale di Alagoas - riporta l'agenzia Misna. E per superare l’emarginazione e rivendicare il rispetto del loro stile di vita l’organizzazione non governativa ‘Thydewa’ di Salvador de Bahia che ha lanciato il portale Indios Online’, una rete di dialogo interculturale tra i popoli Kiriri, Tupinambá, Pataxó-Hãhãhãe, Tumbalalá, Xucuru-Kariri, Kariri-Xocó e Pankararu de Pernambuco. [GB] |



