Terra Futura: imprese europee sfruttano il lavoro in Cina
I sindacalisti italiani hanno sottolineato il ruolo del sindacato come "ponte" e garanzia tra sviluppo e sostenibilità. Il libero commercio e la globalizzazione dei mercati e dell'economia permettono oggi alle imprese transnazionali di muoversi senza vincoli a livello mondiale. Una possibilità che sta però accelerando in maniera spaventosa la corsa verso il fondo in materia di tutela ambientale, sociale e dei diritti dei lavoratori. La delocalizzazione di tante imprese significa sovente scarse tutele per i lavoratori, stipendi più bassi, minori diritti. Le Istituzioni sindacali sono chiamate a confrontarsi con questa realtà per riportare i diritti sociali e dei lavoratori e la tutela ambientale al centro delle scelte della politica. Forte dunque anche il ruolo del sindacato, accanto agli altri attori presenti a Terra Futura, in questo percorso di costruzione di un modello socioeconomico più equo. Perché sostenibilità vuol dire coniugare l'idea dello sviluppo con i temi della tutela ambientale e della giustizia sociale. Pierpaolo Baretta, segretario confederale CISL, ha detto: «Questo cambiamento grandissimo interroga il sindacato, le associazioni, la politica. E il ruolo del sindacato è importante perché sta dentro ai processi di cambiamento e di difesa della gente. La leva fondamentale di impegno, anche per cambiare le regole del gioco della nostra economia, è riportare la persona al centro nei processi produttivi ed economici. Si tratta di una necessità, non più solo di un'opzione valoriale. Il nostro ruolo diventa centrale perché il sindacato è proprio sul punto di confine tra l'esigenza di assicurare alle imprese sviluppo e competitività». «Occorre continuare insieme il percorso nato intorno al progetto Terra Futura - ha continuato - e farne appunto una piattaforma comune, per non moltiplicare inutilmente i progetti, ma sostenerne invece di unitari e condivisi; per fare insieme pressione forte sul governo affinché abbia un atteggiamento diverso sulle clausole sociali e sul WTO». Va anche rafforzato il ruolo del sindacato internazionale, ha sottolineato Baretta, ma ci vuole pure un nuovo ruolo delle istituzioni internazionali: solo così si potranno garantire i diritti dei lavoratori anche nel Sud del mondo. E sul tema del rapporto tra sviluppo e uso delle risorse Renzo Bellini, segretario confederale CISL, Sviluppo sostenibile e politiche ambientali, ha evidenziato: «La popolazione mondiale cresce di 80 milioni di persone l'anno. Le risorse naturali nel prossimo secolo si ridurranno del 60%. È chiaro quale sarà il futuro del mondo. Allora la sfida fondamentale non è solo quella di riuscire a far sì che lo sviluppo avvenga puntando sulla produttività del lavoro. Cosa importante ma l'elemento dirimente sarà la produttività delle risorse naturali se vogliamo promuovere un mondo più giusto e può equo, perché dobbiamo garantire che anche i paesi in via di sviluppo possano accedere a una quantità di risorse per rispondere alle loro esigenze di natura sociale. Ma uno sviluppo sostenibile vuol dire anche consegnare le risorse anche alle future generazioni. Non c'è sviluppo senza energia, è evidente. Ma se continuiamo a produrre energia col petrolio le conseguenze ormai si conoscono in termini di inquinamento, conflitti: bisogna puntare alle energie rinnovabili - ha concluso Bellini. Fonte: www.terrafutura.it |



