Messico: acqua come diritto, ma non per tutti
Alla conlcusione del foro è stata prodotta una dichiarazione ministeriale, la cui approvazione ha visto alcune negoziazioni chiave sulla questione. La dichiarazione, di fatto, non include il diritto all’acqua come principio fondamentale e per questo motivo è stata oggetto di dibattito, in particolare da parte dei governi che chiedevano che questo principio fosse inserito a tutti i costi. Alla fine è stato raggiunto un accordo mediante la produzione di una dichiarazione parallela firmata dalla coalizione Bolivia, Cuba, Venezuela che si presenta come allegato al documento principale. L’annesso include il diritto all’acqua come diritto fondamentale. Dall’altro lato i rappresentanti della commissione europea non sono riusciti a portare avanti fino alla infe la richiesta elaborata in una risoluzione del Parlamento europeo, che chiedeva di inserire l’acqua come diritto umano.Vale la pena ricordare le dichiarazioni di Vincente Fox, presidente del Messico, il quale, di fronte alle prime critiche di Bolivia e Venezuela alla dichiarazione, ha affermato che “se su 140 paesi solo due dicono di no, la democrazia è garantita”. Da sottolinerare il ruolo delle organizzazioni che hanno dato luogo, sempre a Città del Messico, al foro alternativo dell’acqua. Anche nell’ambito di questo evento è stata presentata una dichiarazione, che riprende pienamente la dichiarazione di Caracas (prodotta durante il VI Foro Sociale Mondiale), aggiungendo ulteriori contenuti al documento, quali la riflessione sulla legittimità del Foro Mondiale dell’Acqua e la ricerca di altre istituzioni che coordino, a livello globale, azioni per la risoluazione di problemi legati alla gestione dell’acqua. In quest’ambito non sono mancate riflessioni da parte delle grandi ONG. Grossa critica al fatto che il principio di lotta alla povertà rappresenta solo una dichiarazione di intenzioni, in quanto le imprese private non hanno alcun interesse a portare acqua ai settori marginali della popolazione nelle diverse aree del Mondo, e vanno in cerca di clienti in grado di assicurare il pagamento degli alti costi del servizio. Tra le ONG, Public Services INternational (PSI) ha ricordato che ogni anno nel Mondo muoiono 10.000 persone, per la maggior parte bambini, per cause dovute alla mancanza di acqua potabile. Il portavoce dell’organizzazione, David Boys ha affermato che la crisi globale dell’acqua deve trovare soluzioni in azioni concrete e non con conferenze globali, e che le imprese pubbliche sostituiscono un fattore chiave in questo senso, in quanto i suoi lavoratori conoscono il problema e sanno come risolverlo. “ Nonostante ciò non vengono consultati” continua Boys “ dobbiamo rafforzare i nostri servizi pubblici includendo i lavoratori ed i sindacati in questo processo. La chiusura del WWF ha coinciso con la giornata mondiale dell’acqua, la cui coordinazione è stata affidata quest’anno all’Organizzazione delle Nazioni Unite per L’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO) ed ha avuto come tema principale “Acqua e Cultura”. Sempre la UNESCO, in un documento intitolato “Acqua e Popoli Indigeni” sottolinea che l’implementazione di strategie inadeguate per raggiungenre gli obiettivi del millennio (obiettivi fissati dalle Nazioni Unite da raggiungere entro il 2015, tra cui ridurre il numero di persone che non hanno accesso ad acqua potabile) potrebbe peggiorare le condizioni dei popoli indigeni, pur migliorando gli indicatori di sviluppo in relazione alle nazioni povere. Sempre nella stessa data è avvenuta la presentazione del secondo Rapporto della Nazioni Unite sullo Sviluppo delle Risorse Idriche nel Mondo (WWDR), documento nato dalla collaborazione di 24 agenzie del sistema ONU, insieme a governi nazionali ed altre organizzazioni di studio e ricerca. Il documento tecnico descrive un panorama dettagliato della distribuzione delle risorse di acqua dolce nelle differenti regioni del Mondo e propone raccomandazioni per un uso sostenibile di questa risorsa. Intanto, il 22 marzo è stata anche l’occasione per una manifestazione a Bruxelles da parte della Federazione Sindacale Europea dei Servizi Pubblici (FSESP) e dei movimenti e gruppi ambientalisti. La manifestazione ha chiesto l’esclusione dell’acqua dalla direttiva Bolkstein, che prevede la privatizzazione dei servizi nell’ambito dell’Unione Europea, e dagli accordi mondiali sul commercio e i servizi (GATS). di Antonio Graziano, Montevideo 23 marzo 2005 tonygraziano@tin.it |



